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Giustizia Quotidiana, il blog che si occupa di giustizia, politica e diritti sociali di Loredana Morandi.
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Affari Italiani. "Padri separati uniti contro le donne: boom di falsi siti, è allarme". La denuncia
Venerdì, 16 dicembre 2011 - 12:06:54
Gentile redazione,
faccio seguito all'articolo "Padri separati/Tre milioni sotto la soglia della povertà" (http://affaritaliani.libero.it/cronache/padri-separati111211.html?refresh_ce).
La pur buona pellicola televisiva di Rai Uno sulla vicenda del "padre separato" non vi induca nell'errore: Caritas ospita prevalentemente "genitori separati dai figli" tra gli extracomunitari o i comunitari soli in Italia per lavoro, quelli di fatto che si sottraggono al racket dell'impiego delle manovalanze in nero, ridotti in stato di povertà. I poveri "padri" sono così effettivamente separati dalle famiglie dai molti chilometri, che li separano fisicamente dal proprio paese di origine. Gli italiani hanno una incidenza minima, a Roma sono praticamente sconosciuti, mentre a Milano ce ne solo 5 o 6 in tutto tra i documentati che frequentino le "mense della carità". Ciò è confermato inoltre dal dato fornito dalla ricerca Istat di recentissima pubblicazione, dedicata alle "condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugate dopo un divorzio", che rileva come siano le donne a subire una involuzione economica personale e familiare dalla fine di un matrimonio. Altresì dal vostro articolo è scomparso completamente il contenuto del rapporto Eurispes 2011 sulla "condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza", cioè i figli, ad integrale favore di questi padri "certamente adulti" e interessati. La mistificazione del dato della Caritas è manifattura di un pool di associazioni e di spregiudicati studi legali, interessati ad un obiettivo differenziato solo dall'oggetto statutario molto diverso da quello apparente e che non ha nulla di sociale. Le associazioni dei cd "padri separati" chiedono benefici per se stessi, gli avvocati mirano all'introduzione di una "mediaconciliazione familiare" obbligatoria che, come l'altra ormai in vigore, avrebbe come effetto immediato di far crescere a dismisura i costi di una separazione o di un divorzio per l'introduzione di altre professionalità da retribuire. L'intero comparto associativo, invece, è coautore della campagna per l'introduzione della "sindrome di alienazione genitoriale", la P.A.S. (Parental Alienation Syndrome), con il ddl 957 - gemello "cattivo" del ddl 2454 citato dal vostro articolo - per la modifica della L. 54/2006 sull'affidamento condiviso, che ha la presunzione di inserire l'accertamento obbligatorio dell'esistenza di una presunta malattia psichiatrica, per altro priva di alcun avallo medico dalla comunità scientifica internazionale e non inclusa nel DMS IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, la cd bibbia della psichiatria) direttamente nel nostro ordinamento giudiziario. E' utile ribadire che l'introduzione di un pregiudizio a carattere medico psichiatrico nel nostro ordinamento giudiziario subirebbe un primissimo stop in Aula con la pregiudiziale di costituzionalità, ma anche qualora fosse votata con la fiducia o a colpi di maggioranza perirebbe miseramente di fronte alla Suprema Corte Costituzionale alla prima occasione. La presunta malattia, infatti, è tale fornire uno strumento paramedico giudiziario per definire "alienato" il minore e quindi renderne inefficace la "deposizione in Tribunale". L'effetto dell'introduzione di una presunta malattia nel nostro ordinamento imporrebbe una riduzione immediata del Diritto del Minore, alla stregua di dichiarare inabili alla testimonianza tutti coloro affetti dalla sindrome di Down di ogni ordine e grado (e ve ne sono anche di laureati). Non è un caso che la PAS sia stata usata con una distruttiva efficacia nei Tribunali americani solo per casi di violenza o abuso di minore nelle dispute di affidamento tra i genitori. Richard Gardner autore della teoria, psichiatra forense tossicodipendente ammalatosi di distrofia simpatica riflessa e morto suicida autoinferendosi numerose coltellate al petto e al collo con una mannaia da macellaio, ebbe dalla esperimentazione solo giudiziaria anche il ritorno di alcuni suicidi tra le vittime strappate al genitore protettivo e collocate dal giudice presso il genitore violento o abusante. Fortunatamente molti dei casi trattati da Gardner furono rivisitati durante lo scandalo e sanate situazioni di inenarrabile violenza ai danni di bambini e bambine. Coloro che negli states sono stati bambini vittime di Gardner oggi sono divenuti associazioni, che combattono strenuamente l'applicazione giudiziaria della teoria criminogena ai casi di pedofilia o di violenza familiare. Allego le bozze del Rapporto Caritas pubblicato nel 2011 e i link per rivedere l'Indagine Istat sulle "nuove povertà" che conclama la povertà delle "Donne" giovani e con figli, nonché le relazioni redatte ai fini dell'Audizione presso la Commissione Giustizia al Senato sui due ddl scritte dall'Avv. Girolamo Andrea Coffari, presidente del Movimento per l'Infanzia, e dal Dott. Andrea Mazzeo, psichiatra e dirigente medico della Asl di Lecce. Concludo con il ribadire mestamente che in tempi di grave crisi, quale quello verso il quale si avvia il Paese, la partecipazione mediatica ad una campagna che apre ufficialmente le ostilità tra i "generi" maschile e femminile può, a livello sociale, produrre gravi danni per la popolazione. Istat infatti rileva che il 75% dei genitori maschi non è in regola con il pagamento dell'assegno vitalizio per i figli e, considerando l'ampiezza del dato nazionale prodotto da Istat, è bene sospettare che si celi ben altro oltre alla povertà. Sussiste inoltre il rischio che da questa impietosa campagna nasca inoltre una nuova "affittopoli" di partito.
Vedere: http://it-it.facebook.com/people/Locmi-Odc/100002995830906
Pagine come questa che vi mostro sono esclusivo appannaggio mediatico delle organizzazioni descritte sopra e non rappresentano certo l'immagine di una Italia onesta e impegnata a risollevarsi dalla crisi, informo inoltre che i contenuti diffusi dalla pagina sono riprodotti da ben oltre 500 pagine facebook di poco differenti e un centinaio di siti web commissionati dalle Associazioni e dagli studi legali ad una società di marketing e web hosting fiorentina, la Geobox.IT Srl, il cui titolare è sotto processo presso il Tribunale di Firenze per gravi maltrattamenti familiari (il reato è stato determinato per effetto di una sentenza della Suprema Corte di Cassazione, a disposizione se occorre). Inoltre, cosa gravissima fin in violazione della legge e contro la deontologia professionale di avvocati e medici cui è vietata la pubblicità, tutti i professionisti legati al circuito sono di fatto "pubblicizzati" da queste pagine e con ricca esposizione di indirizzi e altri recapiti.
Loredana Morandi, presidente associazione Argon - Rete di artisti contro le guerre, e responsabile della comunicazione del Movimento per l'Infanzia
Gli Allegati
ISTAT - CONDIZIONI DI VITA DELLE PERSONE SEPARATE, DIVORZIATE E CONIUGATE DOPO UN DIVORZIO
CARITAS - RAPPORTO 2010 SU POVERTÀ ED ESCLUSIONE SOCIALE IN ITALIA
OSSERVAZIONI MOVIMENTO PER L'INFANZIA SULLA PAS
ADIANTUM - I DOMINI AMMINISTRATI DALLA GEOBOX.IT SRL DI FIRENZE
Link originale all'articolo: http://affaritaliani.libero.it/sociale/falsi-movimenti-femminili-creati-da-padri-separati-contro-donne151211.html?
Gli screenshot

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Contro ogni mistificazione: dopo il rapporto Caritas anche Istat conferma il dato sulla povertà delle Donne. Secondo l’Istat, infatti, dopo la separazione a veder peggiorare la propria condizione economica sono soprattutto le donne (il 50,9% contro il 40,1%), le donne che al momento dello scioglimento non avevano un’occupazione a tempo pieno (54,7%) e le donne con figli (52,9%). E ora Timperi, basta! Mi riprometto di scrivere alla Commissione di Vigilanza Rai e se non mi ascoltano mi metto in sciopero della fame. L.M.il comunicato ufficiale Istat: ISTAT: condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugate dopo un divorzio
Nel 2009, le persone che hanno sperimentato la rottura di un matrimonio (separati legalmente o di fatto, divorziati, coniugati dopo un divorzio) sono 3 milioni 115 mila, il 6,1% della popolazione di 15 anni e più.In seguito all'interruzione dell'unione coniugale, le donne ricoprono più spesso il ruolo di genitore solo (35,8%, contro il 7,3%), mentre gli uomini prevalentemente vivono da soli (43%, contro 25,4%) o formano una nuova unione (32%, contro 23,3%).
La quota di separate, divorziate o riconiugate in famiglie a rischio di povertà è più alta (24%) rispetto a quella degli uomini nella stessa condizione (15,3%) e a quella delle donne in totale (19,2%). Le percentuali più elevate di donne a rischio di povertà si trovano tra le single (28,7%) e tra le madri sole (24,9%).Chi ha cambiato abitazione (41,3%) è tornato per lo più a casa dei genitori (il 32,5% degli uomini e il 39,3% delle donne), oppure ha preso un'altra abitazione in affitto (il 36,8% e il 30,5%).
Dopo la separazione, a veder peggiorare la propria condizione economica sono soprattutto le donne (il 50,9% contro il 40,1%), chi al momento dello scioglimento non aveva un'occupazione a tempo pieno (54,7%) e chi aveva figli (52,9%).Il 19% di chi ha vissuto la rottura di un matrimonio ha ricevuto aiuti in denaro o in natura nei due anni successivi alla separazione. Si tratta, in gran parte, di donne e di persone che vivono al Sud.La maggioranza delle madri che vivono con i figli riferisce che quest'ultimi non hanno dormito a casa del padre nei due anni successivi la separazione (52,8%); il 20,1% dichiara che, oltre a non aver dormito dal padre, non lo hanno mai frequentato.A seguito della separazione, il rendimento scolastico dei figli peggiora nel 20,7% dei casi e nel 6% il peggioramento è tale da determinare una bocciatura o il rinvio di esami universitari.Dopo la separazione i figli non vedono o vedono meno i genitori o i parenti del padre e della madre (rispettivamente, nel 18,6% e nel 8,7% dei casi).Dopo la separazione, il 5% dei genitori non può più sostenere le spese mediche per i figli con la frequenza necessaria, o non riesce a fargli frequentare corsi extra-scolastici (14,7%), a mandarli in palestra (16,1%) o a mandarli in vacanza nei luoghi e per la durata che era loro abituale (24,1%).
Il falso Movimento Femminile e il File Sharing illegale

Alle ore 16:10 di oggi, 7 dicembre 2011, sul gruppo facebook del sedicente "Movimento femminile per la parità genitoriale" appaiono ben due link per la distribuzione illegale di file formato .AVI, contenenti presumibilmente due episodi della serie televisiva "Sarò sempre tuo padre" in violazione del copyright.Il nome dei due file non lascia dubbi e presto probabilmente sarà in distribuzione anche la terza puntata. Si tratta infatti di un rip artigianale firmato: Saro.Sempre.Tuo.Padre.2011.EP01.iTALiAN.PDTV.XviDSiD.aviSaro.Sempre.Tuo.Padre.2011.EP02.iTALiAN.PDTV.XviDSiD.aviNaturalmente del rippaggio amatoriale non mi interessa discutere della produzione del file, bensì mi interessa discutere della sua distribuzione via Facebook a ben 4.084 utenti iscritti e partecipanti al gruppo del sedicente movimento femminile, invitati a vedere il filmino amatoriale.Rammenteranno i miei lettori, che tempo fa avevo rilevato una distribuzione di pornografia virtuale a tema infantile, sempre sulla pagina del sedicente gruppo denominato "Movimento Femminile per la parità genitoriale". Potete rileggere e vedere i miei screen shot qui. Come più volte ho rilevato gli ambienti criminogeni legati a queste iniziative di mera facciata sono in larga parte provenienti dal pianeta del file sharing illegale. Da ciò il mio consiglio di rivolgersi ai Carabinieri e/o addirittura alla Guardia di Finanza, perché la Polpost NON lavora il file sharing illegale, mentre i due corpi dell'esercito hanno i propri specialisti. Resta in ogni caso la brutta facciata di chi chiede giustizia e poi si esprime esclusivamente con performance censurabili, se non addirittura perseguibili come reati: dalla taglia sul ritrovamento della bimba dei Camparini al file sharing illegale.Deontologia professionale portaci via, questa inoltre è una facciata bruttissima per i due o tre avvocatucci che si aggirano su quelle pagine, perché si rendono responsabili di concorso alle attività illegali dei loro clienti. Sarà pur vero che tutto fa "pubblicità", ma qui c'è più di una professionista che si gioca la reputazione per 4 assi di un colore solo (cifra Rimmel - De Gregori). Altra casistica che non è il caso di escludere è che si tratti addirittura di personaggi "senza alcuna reputazione".Ultimo: non avete visto il telefilm "Sarò sempre tuo padre"? a) non vi siete persi proprio niente,b) non è il caso di commettere un reato.Di seguito gli altri screen shot a disposizione dell'autorità preposta.Loredana Morandi
Ho telefonato a Gaetano Giordano, psichiatra pro PASSì, ho telefonato al dr Gaetano Giordano, psichiatra assicurativo in Roma. Ho telefonato perché una sua vistosa pubblicità campeggia sul gruppo facebook "NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE", denunciato presso la Procura della Repubblica di Torino fin dall'agosto 2009 e successivamente nel corso dell'ultimo anno a seguito di ulteriori danneggiamenti ad una associazione.
Il progetto di un "Osservatorio contro gli abusi peritali" in se potrebbe essere nominalmente buono, anche se evidentemente gestito da professionisti contro professionisti della stessa materia in Tribunale, con risultato anche da definirsi fazioso e le mire tipiche dell'illecita concorrenza. Anche formalmente: i periti di parte si coalizzano contro i periti scelti dal giudice per "giudicarli"? Sì, ci vuol proprio poco a fare l'illecito commerciale. Fin qui potrebbero essere già sufficenti le ragioni che inducano a dubitare della legittimità di tale iniziativa, ma è il veicolo pubblicitario a suscitare lo sdegno delle persone per bene e il mio.La pubblicità è vietata ai medici dalla legge, lo sappiamo tutti, ed il farne uso è anche contrario a quanto disposto dall'Ordine Nazionale dei Medici in tema pubblicistico nel codice deontologico.
Ciò detto il mio sdegno proviene dalla pubblicazione contestuale sulla stessa pagina facebook, di un ennesimo atto tipico dell'illecito commerciale: una "lista di proscrizione" degli specialisti contro la P.A.S. (la falsa sindrome di alienazione genitoriale), firmata sempre dalla Geobox.IT Srl di Firenze, in cui appare anche il mio nome.Una tecnica pubblicitaria che lavora sullo sporco, già vista in quel della divulgazione dell'esposto Adiantum al CSM contro un giudice che sospendeva il proprio giudizio in merito all'affidamento condiviso di un minore perché, ovviamente, il padre era indagato per abusi e violenze familiari. Anche allora il mio nome e quello dei "proscritti" veniva utilizzato come veicolo pubblicitario per l'iniziativa, ben sapendo che nessuna accoglienza potrebbe trovare su questo sito una tal azione di disturbo al lavoro certamente retto e onesto del giudice in un difficile caso di minori. Qui, mi sento di garantire che: Voi lettori Non vedrete mai delinquere una azione di protesta strumentale nei confronti della rappresentanza istituzionale del Terzo potere dello Stato.Per quanto mi riguarda, l'autore/società dello scritto è persona già denunciata e con un esposto Legge Stalking presso il Questore di Roma, ed un secondo per l'uso dei loghi della Ferrero Spa ai fini dell'abuso continuato della credulità popolare, insieme alla dirigenza della Associazione appaltatrice del servizio.
Così, pur comprendendo con chiarezza che il virtuale tv mal si coniuga con la fame di nuovi clienti del "nostro" nel real, pure non posso che dichiararmi disgustata dall'uso e dalla spendita personale fatta dal Giordano, cliente fisso di una società di webmarketing il cui titolare è prossimo alla condanna presso il Tribunale di Firenze, e con tanto di sentenza di Cassazione che ne delibera l'efficacia del "reato".Ciò perché, come potete vedere, il dott. Gaetano Giordano è frequentatore assiduo dell'intera operazione marketing della Geobox.IT Srl per Adiantum. Infatti, a cavallo tra il 30 e il 31 dicembre dello scorso anno (a.D. 2010) egli scriveva testualmente:Gaetano Giordano: A mio avviso, CERTE MADRI, quando TROPPO OSSESSIONATE dal pericolo dei "pedofili" (ne vediamo MOLTE su FACEBOOK), in realtà vedono nel "pedofilo" quella volontà abusante del bambino che HANNO DENTRO DI SE' e che NON si manifesta come PEDOFILIA, ma COME seduzione AFFETTIVA del bambino che viene INCATENATO al suo ruolo di OGGETTO. Oggettivamente, nel leggere scritti tanto sessisti e superficiali, si potrebbe far presto con il bollare il Gaetano Giordano come un cattivo prodotto, della pubblicistica spazzatura che sfrutta la televisione pubblica. Già dato il disamore per la deontologia professionale sul tema pubblicistico, e rammentando che Gardner scrisse la stessa cosa nei confronti di quel Giudice che condanna il pedofilo a scontare la pena per i suoi reati, non sembra appunto il caso di escludere a priori questa possibilità. Però, per l'esperienza di aver già visto negli stessi ambienti della Geobox.IT Srl, ex circuito "Falsi Abusi", dare il sostegno a parecchi famosi pedofili anche su facebook (i più noti sono già in carcere) e vista l'inequivocabile apologia di Gardner negli scritti della cultura pedofila internazionale, a fronte di tali dichiarazioni, ritengo sia opportuno domandarsi se non sia veramente "poco chiaro" e niente affatto "chiaroveggente" questo professionista minore delle assicurazioni. In realtà in Italia l'unica cosa che han capito bene sulla P.A.S. è l'interesse pecuniario, che si accompagna gioco forza alla devastante campagna marketing fondata sui famigerati otto sintomi di Gardner, posta in essere da persone a contratto e da una rete di associazioni di genere "scatole cinesi" (Fenbi a casa del Cismai, l'AIAF e l'Adiantum residenti allo stesso indirizzo e così via). Ad iniziare con lo scenario "preso in prestito" della mistificazione del dato sulla "Violenza contro le Donne".Purtroppo per il Giordano e per quelli come lui: Tre indizi fanno una prova. Gardner era un pedofilo, dichiarato. Non sono in errore quindi gli apologi e cultori pedofili internazionali della sua opera, non v'è nessun errore d'attenzione nella rilevazione che il 25 aprile della alienazione genitoriale corrisponda esattamente al ricalco del 25 aprile della giornata dell'Alice Day dei pedofili di genere etero sessuale, e non c'è alcun dubbio sulla tecnica del "ricalco" per la virulenza dell'opera di clonazione di nomi, associazioni e loghi commerciali fatta ad oggi per veicolare il prodotto giudiziario denominato P.A.S. Concludendo, atteso l'ovvio della provocazione del "pensatore indipendente" che vi è solito, intimo la cessazione immediata delle attività dolose di stalking ai miei danni e l'atto deliberato di inquinare il servizio televisivo pubblico e facebook italiano con gli spot dei propri studi peritali.Loredana MorandiPS: Mi hanno fatto notare che non ho narrato degli esiti della conversazione. Mi scuso, ma ho ritenuto che fossero palesi. Appartiene al regno dell'ovvio che un professionista, avvezzo all'utilizzo dello strumento pubblicistico anche quando ha carattere criminogeno, o si voglia dire dell'azione di un "grato" psicopatico, non risponda di persona in merito alla propria responsabilità sociale, civile e penale, nonché medica. Altri del suo staff, sentiti nella stessa giornata, non erano neppure informati del genere di vespaio in cui sono stati infilati.
Comitato di Coordinamento fra le Magistrature e l’Avvocatura di Stato
Manovra, Il Governo riceve il Comitato intermagistrature
Una delegazione del Comitato intermagistrature, guidata dal presidente dell'Anm Luca Palamara, è stata ricevuta oggi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministriAntonio Catricalà, dal ministro della Giustizia Paola Severino e dal ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi.
Il Comitato ha illustrato come le manovre adottate nel recente passato abbiano già fortemente inciso sul trattamento retributivo del personale delle magistrature e dell’avvocatura dello Stato.
Con riferimento alle annunciate proposte governative di aumentare le aliquote Irpef, nella consapevolezza che la gravità della situazione finanziaria del Paese impone misure urgenti, il Comitato ha ribadito la propria disponibilità a partecipare ai sacrifici senza che pero' questi debbano travalicare la misura di una equa ripartizione tra tutti i cittadini.
In particolare, i rappresentanti delle magistrature hanno evidenziato che in caso di aumento delle aliquote Irpef per i redditi più elevati apparirebbe ancora più ingiustificato il mantenimento del contributo straordinario del 5 e del 10%, previsto dalle precedenti manovre per i dipendenti pubblici, e ne hanno chiesto, quindi, lacancellazione.
Il Comitato ha rappresentato, inoltre, la delicatezza,per quanto riguarda le magistrature, del passaggio al sistema contributivo perché, considerata l’elevata durata della vita lavorativa di un magistrato fino a 75 anni, con un periodo di contributi ben superiore ai 40 anni, rischia di diventare un incentivo ad andare anticipatamente in pensione.
Il Governo ha ascoltato con attenzione le osservazioni del Comitato e ha preso atto della iniquità che deriverebbe, in caso di innalzamento delle aliquote Irpef,dal mantenimento del prelievo straordinario del 5 e del 10% sui redditi dei dipendenti pubblici.
Roma, 4 dicembre 2011
LA SOSPENSIONE DEL DOTT. VINCENZO GIGLIO DA MAGISTRATURA DEMOCRATICA
1. Il Consiglio Nazionale di Magistratura democratica ha, oggi, deliberato all’unanimità la sospensione dal gruppo associativo del dott. Vincenzo Giglio, arrestato in data 1 dicembre 2011 dalla autorità giudiziaria del capoluogo lombardo.
2. Al di là del caso specifico, l’autogoverno della magistratura le associazioni dei magistrati devono tenere una linea di intransigenza verso magistrati sedotti da frequentazioni strumentali all’ottenimento di vantaggi personali di ogni tipo, anche per propri parenti.
Riteniamo che certe “disponibilità” ad assecondare intrecci tra interessi privati e funzione giudiziaria minano la credibilità della intera magistratura e contribuiscono a generare una sfiducia diffusa nelle istituzioni, suscettibile di rendere più forte il crimine organizzato.
Come magistrati siamo chiamati a creare le condizioni all’interno della nostra categoria per isolare e sanzionare condotte opache, indipendentemente dall’attivazione dei controlli penali.
Piergiorgio Morosini Segretario Generale di Magistratura democratica
Tribunali, «Con l’organico scoperto il territorio è penalizzato»
Riceviamo e pubblichiamo dall’associazione nazionale magistrati (Anm) - sezione distrettuale di Napoli, sottosezione di Sant’Angelo dei Lombardi.
“Questa sottosezione esprime amarezza per il contenuto della delibera del 24 novembre con la quale il Consiglio Superiore della magistratura ha escluso il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi dall’elenco delle sedi da assegnare ai Magistrati nominati con d.m. 5 agosto 2010. La determinazione di non coprire alcuno dei posti rimasti vacanti, nonostante la scopertura ormai raggiunta, prossima al 40 per cento dell’organico, non può che penalizzare profondamente il servizio di giustizia nel territorio di riferimento, al dichiarato scopo del coordinamento con i principi affermati dalla legge di delega 148/11, mediante l’anticipata individuazione delle sedi da sopprimere, in un quadro tuttavia ancora nient’affatto che definito da parte del Governo, non solo con riferimento ai tempi ed alle modalità di attuazione ma anche alla scelta dei tribunali interessati. In tal modo, evidentemente sancendo, in via anticipata e di fatto, la soppressione di questo tribunale. Pur condividendo l’opportunità di una revisione delle circoscrizioni giudiziarie di cui alla citata legge di delega, deve manifestarsi lo sconcerto per la scelta compiuta. Da essa rischia di conseguire, infatti, la disperazione di un riconosciuto patrimonio di elevata efficienza, costruito nel tempo con impegno corale dei magistrati, dipendenti di cancelleria, avvocati e che oggi vigorosamente si rivendica, contro le diffuse quanto immotivate opinioni di coloro che, con superficiale generalizzazione, attribuiscono alla stessa esistenza degli edifici sub-provinciali una delle cause della crisi della giustizia nel paese. Si auspica, pertanto, che il Csm, fino alla effettiva attuazione della legge delega, ispiri le sue prossime determinazioni al mantenimento degli attuali livelli di funzionalità degli uffici periferici e che la stessa Anm si faccia portavoce, presso le sedi competenti, anche delle esigenze degli stessi e di dignità dei magistrati che vi sono impegnati”.
02 DICEMBRE 2011
http://www.ottopagine.net/common/interna.aspx?id=22270
Associazione Nazionale Magistrati
Sezione di Reggio Calabria
La vicenda che riguarda i colleghi Vincenzo Giglio e Giancarlo Giusti ci sconcerta ed addolora.
La Giunta Escutiva dell'Associazione Nazionale Magistrati - sezione di Reggio Calabria - auspica che questi fatti non intacchino la credibilità dell'istituzione giudiziaria e non venga meno la fiducia dei cittadini verso la magistratura reggina, da sempre impegnata sul versante della legalità.
Non ci compete entrare nel merito della vicenda, in attesa che la Giustizia faccia il suo corso e venga fatta chiarezza. E' nostro dovere, invece, richiamare l'attenzione sulla necessità che il magistrato sia rigoroso nello stile di vita e nelle frequentazioni, perchè non venga mai neanche appannata l'immagine di indipendenza e di imparzialità della magistratura nè compromessa la trasparenza dei comportamenti anche personali dei singoli componenti dell'Ordine Giudiziariario.
Ogni deviazione da questi principi va fermamente stigmatizzata.
Il segretario Tommasina Cotroneo Il presidente Iside Russo
Associazione Nazionale Magistrati
 SUI FATTI DI REGGIO CALABRIA
I fatti che emergono dagli atti d’indagine della d.d.a. della Procura della Repubblica di Milano nei confronti anche di magistrati in servizio in uffici giudiziari calabresi appaiono oggettivamente gravi e suscitano sconcerto e indignazione. Al di là di ogni valutazione sul merito delle accuse, non si può ignorare l’inquietante rete di relazioni tra appartenenti all’ordine giudiziario, pubblici amministratori ed esponenti della criminalità organizzata che emerge dalle indagini, con evidente compromissione della funzione giudiziaria e dell’immagine della magistratura. Ribadiamo ancora una volta che la magistratura è un corpo sano, capace di trovare al proprio interno i rimedi necessari ad individuare i comportamenti dei singoli contrari alla legge. Proprio per questo ha il dovere, come sempre ha fatto, di accertare con massimo rigore al proprio interno comportamenti quali quelli qui ipotizzati. L’Associazione nazionale magistrati chiederà al collegio dei probiviri di valutare con la massima urgenza la compatibilità dei fatti contestati con l’appartenenza all’associazione. Roma, 30 novembre 2011 La Giunta esecutiva centrale
'NDRANGHETA: CSM DISPONE INDAGINE SU GIUDICE GIGLIO
AGI) - Roma, 30 nov. - Il comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura ha trasmesso gli atti relativi all'arresto a Reggio Calabria del giudice Vincenzo Giuseppe Giglio al procuratore generale della Corte di Cassazione a alla prima commissione dello stesso Csm al fine di avviare una indagine. Giglio, presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria, e' stato arrestato nell'ambito di una inchiesta contro la 'ndrangheta condotta dal pool antimafia di Milano e di Reggio Calabria.
L'accusa nei suoi confronti e' di corruzione, favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio.
“Senza entrare nel merito, anche questa vicenda dimostra come la magistratura italiana, nei comportamenti concreti, coltivi il principio dell’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Occorre avere fiducia nella serietà e nella scrupolo professionale dei magistrati chiamati a svolgere il delicato compito di accertare la verità.
Vale, naturalmente, anche in questo caso come in tutti gli altri, la presunzione di non colpevolezza dell’indagato sino ad una pronuncia definitiva dell’autorità giudiziaria.
Al di là dei risvolti penali, la vicenda in esame sollecita ogni magistrato ad una particolare cautela nella frequentazioni non solo nelle “terre di mafia”, e gli organi di autogoverno alla massima incisività nei controlli sulla correttezza dei comportamenti dei singoli non solo con riferimento allo stretto esercizio delle funzioni giurisdizionali”.
Piergiorgio Morosini Segretario Generale di Magistratura democratica
Domani, ma dovrei dire oggi, per le ore 10 è stata indetta una conferenza stampa per spiegare alla stampa l'operazione anti 'ndrangheta. Parteciperà il Procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e la Procuratore Aggiunto d.ssa Ilda Boccassini con i pm Paolo Storari e Alessandra Dolci.
Il magistrato confessa al boss "Nella vita dovevo fare il mafioso..."
La telefonata tra il gip di Palmi Giancarlo Giusti e il capocosca Giulio Lambada. I due parlano dell'idea di coinviolgere anche il giudice Vincenzo Giglio nei viaggetti a Milano con escort a disposizione. E Giusti si lascia andare... Altre telefonate tra Lampada e il giudice Giglio dimostrano che i rapporti tra i due erano piuttosto stretti
ROMA - L'inchiesta che scoperchia qualche figura della "zona grigia" che protegge, favorisce, aiuta o in qualche modo amica della 'ndrangheta tra Milano e Reggio Calabria allinea numerosi episodi, e ovviamente si avvale di alcune intercettazioni telefoniche e ambientali.
Eccone una che riguarda il magistrato Giancarlo Giusti, gip a Palmi, che per nove volte viene invitato a Milano, all'hotel Brun. Ma non paga mai. Per lui il conto è saldato da un boss del calibro di Giulio Lampada, per una spesa totale di 27mila euro. In queste sue visite milanesi, il magistrato riceve in camera le visite di alcune ragazze identificate dala magistratura, come la ceca Jana, quarantenne, le russe Zhanna 36 anni, ballerina al Rayto de Oro, a La Tour, al Venus, e altri night di Milano e del nord, ed Elena, 41 anni, la kazaca Olga, 34 anni, e la slovena Denisa, 27 anni. Giusti, per telefono, si lascia andare: "... Dovevo fare il mafioso, non il giudice..."
Giusti e Lambada sono ovviamente in ottimi rapporti, il magistrato gli dice che arriva a Milano "la settimana che entra o la prossima... Dipende dal cugino del tuo caro amico medico!... di Giglio!! no?!", e Giglio sta per Vincenzo, il collega magistrato, presidente del tribunale per le misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria, come conferma lo stesso Lampada. Parlando del "medico", che si chiama Vincenzo Giglio, i due intendono il magistrato che porta lo stesso nome e cognome.
Ecco uno stralcio delle intercettazioni: LAMPADA (riferendosi al magistrato Vincenzo Giglio): "...Del nostro Presidente, dobbiamo dire!!... Il Presidente delle misure di prevenzione di tutta Reggio Calabria! Sai che dobbiamo fare?....." GIUSTI: "... che facciamo, che facciamo?? LAMPADA: "lo convochiamo qualche giorno su a Milano e lo invitiamo... come la vedi tu?" GIUSTI: "... minchia!! guarda!! dobbiamo parlarne col medico!!!."..(ride)... LAMPADA: non dirgli nulla che ti ho detto che è un mese che non ci sentiamo! GIUSTI: "... tu ancora non hai capito chi sono io... sono una tomba, peggio di.. ma io dovevo fare il mafioso, non il Giudice... però l'idea di portarci il Presidente a Milano non è male, sai?!... Lo vorrei vedere di fronte ad una stoccona!!"
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E altre intercettazioni riguardano proprio il magistrato Vincenzo Giuseppe Giglio che, in passato se l'era presa con il "fango della stampa". E aveva difeso la sua onestà scrivendo anche una lettera a un quotidiano calabrese. Ma i suoi colleghi dell'antimafia lo smentiscono pesantamente. Esaminiamo due punti cruciali,
"E' falso - dice Giglio - che io abbia mai invitato il signor Lampada a partecipare ad occasioni conviviali a casa mia". Ma il 13 agosto 2009 Giulio Lampada (che si trova in vacanza a Tropea con la famiglia) conversa con il medico Vincenzo Giglio, il quale si trova a casa del cugino magistrato a Pellaro, con il politico Franco Morelli.
Giglio Vincenzo (il medico) parla con il presunto boss, gli dice che il magistrato ha insistito per invitare a pranzo Lampada. Poi la conversazione continua direttamente tra Giulio Lampada e il magistrato. Giudice Giglio: Pronto! Lampada: Eccellenza bello! Giudice Giglio: Carissmo, che si dice, come stai? Lampada: Me ne son venuto per starmene un pochettino tranquillo da quel casino di bambini che abbiamo a casa mia! Tu come stai? Giudice Giglio: Benissimo, mi dispice se non si sono determinate le condizioni per vederci oggi! Lampada: Ma pigliatelo il telefono per qualsiasi cosa...
Lampada, poco dopo, riparlando con il medico lo invitava a dare il suo numero personale al giudice: "Enzuccio, daglielo il mio numero per quanto privato è! Voglio dire, non è che lo do a tutti, ma daglielo al Giudice! Non ti preoccupare"
Il numero in effetti arriva, perché declinando un successivo invito a cena, il giudice dice a Lampada Giglio: No no no... ci tenevo a farlo io così tra l'altro mi sono fatto dare il tuo numero di cellulare... A te resta il mio... così possiamo sentirci anche direttamente... Lampada: Ti ringrazio ancora della disponibilità.. Giglio: Sono io che ringrazio te.. E si metton o d'accordo per un'altra possibile occasione
Giglio: Va bene... facciamo così allora... intanto vedo come stanno le cose .. penso che sicuramente domani starà bene mia moglie, quindi ti chiamo io in mattinata domani, va bene?
Un'altra frase che viene contestata al giudice. Eccola: "Le mie funzioni professionali non lo hanno mai riguardato né direttamente né direttamente. Non sono mai stato sollecitato, né avrei accettato alcuna sollecitazione, ad occuparmi di una qualsiasi sua questione". Il magistrato, dicono i suoi colleghi, pare essersi dimenticato che, qualche mese prima, aveva ricevuto, nella propria abitazione in Reggio Calabria, Giulio Lampada, visite proprio finalizzate ad occuparsi dei problemi giudiziari dei Lampada.
Lampada Giulio e il giudice Giglio si sono incontrati nelle seguenti date presso l'abitazione del magistrato: circa 1 ora, dalle 18.52 alle 19.55, il 20.2.10; circa 2 ore, dalle 20.30 alle 22.35, il 25.2.10; circa 45 minuti il 3.3.10; circa 3 ore, dalle 17.30 alle 20.30, il 9.3.10; circa 2 ore, dalle 15.00 alle 17.10, il 16.4.10.
Anche alcuni messaggini sono chiari, come "Sono dal giud" (sms da Francesco Lampada a Maria Valle Maria in data 20.2.10), oppure "Gioia mercoledì partiamo che domani sera ci dà l'ambasciata il giud (sms Lampada Francesco Valle Maria 3.3.2010 h. 00.56).
E sull'affidabilità del magistrato i clan concordano, visto che lo stesso Francesco Lampada dic: "Io tengo fede della situazione del cugino del medico, hai capito?... Perché l'ho visto che è più... se dice una cosa è "chidda"... l? ho tastato con le mani... Perciò ... siamo andati stasera e ci ha detto di avere pazienza qualche giorno in più..tutto qua..
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/11/30/news/il_magistrato_confessa_al_boss_nella_vita_dovevo_fare_il_mafioso_-25848275/?ref=HREA-1
Tangenti, bufera sul Pirellone arrestato il pdl Nicoli Cristiani
Maxi operazione fra Cremona, Milano e Bergamo. Sequestrati due cantieri della Brebemi, una cava destinata a una discarica d'amianto e un impianto per il trattamento dei rifiuti. Fra gli imprenditori e i politici in carcere c'è il vicepresidente del consiglio regionale lombardo
Il vicepresidente del consiglio della Regione Lombardia, il 68enne bresciano Franco Nicoli Cristiani (Pdl), è stato arrestato all'alba dai carabinieri di Brescia. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa nell'ambito di un'inchiesta per una presunta tangente da 100mila euro. L'operazione dei carabinieri di Brescia, supportati da personale del Ris e da un elicottero, ha condotto all'arresto di imprenditori, politici e funzionari pubblici. Il 'ras di Brescia' Quando disse ai cronisti: "Vi prendo a sberle"I reati contestati sono traffico organizzato di rifiuti illeciti e corruzione. Sequestrati la cava di Cappella Cantone (Cremona) destinata a una discarica di amianto, un impianto per il trattamento di rifiuti a Calcinate (Bergamo) e due cantieri della Brebemi a Cassano d'Adda (Milano) e Fara Olivana Con Sola (Bergamo). L'operazione ha impegnato 150 uomini dell'Arma. In carcere anche il coordinatore degli staff dell'Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente) della Lombardia. I militari si sono presentati in tarda mattinata al Pirellone, dove Nicoli Cristiani ha i suoi uffici istituzionali al 24esimo piano. "Colpito dalla notizia", ma anche "fiducioso nell'operato della
magistratura": il presidente del consiglio regionale della Lombardia, il leghista Davide Boni, ha commentato in questi termini l'arresto del suo vice. Più duro l'europarlamentare leghista Matteo Salvini, secondo il quale cominciano a essere "un po' troppi" i "problemi" nel Pdl lombardo . "Tutti sono innocenti fino a prova contraria - afferma Salvini ricordando i casi di Desio, Cassano d'Adda, Buccinasco, Arese e Garbagnate - ma i problemi in casa Pdl iniziano a essere un po' troppi. La Lega fa molta attenzione a chi candida, speriamo in futuro lo facciano anche gli altri". E dall'opposizione Sel e Idv hchiedono di valutare il "dato politico" del nuovo caso giudiziario che coinvolge la Regione Lombardia.Nicoli Cristiani è il secondo vice dell'assemblea del Pirellone a finire sotto inchiesta con accuse di corruzione in questa legislatura. L'estate scorsa fu il caso delle presunte tangenti a Sesto San Giovanni a travolgere l'altro vicepresidente Filippo Penati, che poi si dimise dal suo incarico nell'ufficio di presidenza e passò dal Pd al gruppo misto, dove tuttora siede. Attualmente i due vicepresidenti di Boni sono appunto Nicoli Cristiani (Pdl) e Sara Valmaggi (Pd), eletta a settembre al posto di Penati.Legambiente Lombardia sostiene che "con gli arresti di oggi e i sequestri dei cantieri Brebemi viene alla luce l'ennesimo sistema di malaffare e corruzione made in Lombardia. E, tanto per cambiare, la vicenda assume tutti i connotati di una gigantesca cupola ecomafiosa". "Restiamo in attesa di conoscere i dettagli - fa sapere Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - ma intanto chiediamo spiegazioni dei troppi misteri che avvolgono il finanziamento autostradale Da anni sfidiamo gli avvocati di Brebemi denunciando che i cantieri lavorano senza le garanzie degli istituti di credito. Ora vogliamo vederci chiaro, perché il pericolo che avevamo paventato nei giorni scorsi diventa terribilmente concreto: che la Brebemi resti un ecomostro incompiuto e che alla fine i soldi li debba mettere lo Stato più indebitato d'Europa".(30 novembre 2011) http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/11/30/news/traffico_illegale_di_rifiuti_coivolti_politici_e_imprenditori-25825370/
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«Un giudice aiutava la 'ndrangheta» Inchiesta sul tribunale di Reggio Calabria
In manette il presidente della sezione "Misure di prevenzione". Arrestati anche un consigliere regionale del pdl e un legale
MILANO - Se hanno ragione gli investigatori milanesi, a tenere le chiavi dei tesori dei clan in Calabria c’era una sorta di "dottor Jekyll e mister Hyde" in toga: da magistrato ha sequestrato quasi un miliardo di euro alle cosche, ma stamattina è stato arrestato in una inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano con l’accusa di aver agevolato proprio la ’ndrangheta nella sua veste di presidente della sezione «Misure di prevenzione» del Tribunale di Reggio Calabria. Al giudice Vincenzo Giglio, 51 anni, presidente anche di Corte d’Assise, esponente di spicco della corrente di sinistra di «Magistratura democratica», docente di diritto penale alla Scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università statale Mediterranea di Reggio Calabria, il procuratore aggiunto milanese Ilda Boccassini e i sostituti procuratori Paolo Storari e Alessandra Dolci contestano non il reato di concorso esterno nell’associazione a delinquere di stampo mafioso, ma le ipotesi di reato di «corruzione» e di «favoreggiamento personale» di un esponente del clan Lampada, con l’aggravante (articolo 7 del decreto legge 152/1991) di aver commesso questi reati «al fine di agevolare le attività» della ’ndrangheta.
IL POLITICO E L'AVVOCATO - Nella stessa inchiesta, di cui in queste ore è in corso l’esecuzione di alcuni provvedimenti cautelari, stamattina sono stati arrestati per concorso esterno in associazione mafiosa anche un politico calabrese e un avvocato penalista milanese. Il politico è Giuseppe Morelli, componente del Consiglio Regionale della Calabria, eletto nella lista «Pdl-Berlusconi per Scopelliti», vicino al sindaco di Roma Gianni Alemanno che l’aveva appoggiato in campagna elettorale. L’avvocato è Vincenzo Minasi, difensore fra gli altri di Maria Valle, la giovane figlia del patriarca (Francesco) della famiglia, della quale tempo fa aveva ottenuto l’annullamento dell’arresto in Cassazione. A Minasi sono contestati anche i reati di rivelazione di segreto d'ufficio e intestazione fittizia di beni. Il consigliere regionale Morelli (eletto con 14 mila voti nel 2010, il secondo più votato) e il giudice Giglio, sarebbero stati legati, secondo l'imputazione, da uno scambio: a Morelli controlli sull'esistenza di possibili inchieste a suo carico, a Giglio l'interessamento per la nomina della moglie Alessandra Sarlo a commissario straordinario dell'Asl di Vibo Valentia.
ALTRI ARRESTI - Anche un altro giudice, in servizio presso il tribunale di Palmi, è stato perquisito: si tratta di Giancarlo Giusti, indagato per corruzione in atti giudiziari: secondo l'accusa avrebbe usufruito di nove soggiorni gratuiti presso l'hotel Brun di Milano nel 2008 e nel 2009, per un controvalore di circa 27 mila euro, e anche di prestazioni sessuali con prostitute. Tra i dieci arrestati anche un maresciallo capo della Guardia di Finanza, Luigi Mongelli, per l'ipotesi di corruzione e il medico reggino Vincenzo Giglio (omonimo del magistrato arrestato), al quale è contestato il concorso esterno in associazione mafiosa. In carcere anche Francesco e Giulio Lampada, Leonardo Valle e Raffaele Ferminio. Arresti domiciliari invece per Maria Valle, moglie di Francesco Lampada, indagata per corruzione.
RUOLO DELICATO - In ogni Tribunale, la Sezione Misure di Prevenzione è una delle più delicate perché da lì passano le richieste della Procura di sequestrare beni allo scopo di evitare la commissione di reati da parte di soggetti considerati socialmente pericolosi: l’applicazione di queste misure patrimoniali prescinde dal fatto che sia stato commesso un reato, ma può giustificarsi già solo con la semplice esistenza di un indizio a carico del soggetto. E solo per stare alle cronache più recenti, c’era la firma di Giglio in calce ai provvedimenti con la quale la sezione di Tribunale da lui presieduta a Reggio Calabria accoglieva le richieste dei pm di sequestro di 330 milioni di euro al re dei videopoker Giaocchino Campolo, di 190 milioni di euro (comprese due squadre di calcio) alla cosca Pesce, di 150 milioni di euro alla ’ndrina dei Rumbo-Galea-Figliomeni legata ai Commisso. Giglio era molto attivo pure nel dibattito pubblico sulla criminalità organizzata calabrese. Protagonista di convegni e iniziative antimafia, di recente in una lettera aveva avuto una puntuta polemica pubblica con il pm reggino Nicola Gratteri («lo preferisco come inquirente piuttosto che come opinionista e sociologo»), del quale aveva contestato «la tesi per cui sulle nostre teste penderebbe la condanna di dovere essere perennemente circondati e ammorbati dalla 'ndrangheta». Giglio scriveva invece che «non è questa (finalmente) l'aria che si respira nella nostra città», dove «noto gente stufa, che non vuole morire sotto il tacco del capobastone di turno, che ha compreso senza possibilità di equivoco che la 'ndrangheta è la moneta cattiva che scaccia quella buona. Posso dirlo? Mi pare che tante persone si siano rotte le palle di vivere una vita a metà e comincino a scorgere la bellezza di una vita per intero». Un arresto-choc, dunque, che per la seconda volta in 15 anni vede il pm Boccassini chiedere e ottenere da Milano l’arresto di un alto magistrato in un’altra città.
IL PRECEDENTE Era già successo nel 1996 nell’indagine Sme/Ariosto e nell’inchiesta Imi-Sir con il capo dei gip di Roma, Renato Squillante, le cui iniziali condanne per i soldi dall’avvocato Fininvest Cesare Previti vennero però poi annullate nel 2006: nel caso Imi-Sir da una assoluzione in Cassazione che gli attribuì non una «corruzione» ma un «traffico di influenza» reato in altri Paesi ma non in Italia, e nel caso Sme dall’«incompetenza territoriale» milanese dichiarata sempre dalla Suprema Corte che trasferì il fascicolo alla Procura di Perugia, che nel 2007 prese atto della sopraggiunta prescrizione. In quegli stessi processi erano stati imputati l’ex giudice di Corte d’Appello di Vittorio Metta (condannato in via definitiva per corruzione in atti giudiziari nel caso Imi-Sir/lodo Mondadori), l’ex giudice e capo di gabinetto ministeriale Filippo Verde (poi assolto dalla corruzione sia in Sme sia in Imi-Sir) e il pm romano Francesco Misiani (assolto dal favoreggiamento di Squillante nel processo Sme).
Luigi Ferrarella 30 novembre 2011
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_novembre_30/arresti-dda-ndrangheta-1902361056198.shtmlLa Rassegna... Continua a leggere...
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